I falsi rivoluzionari generalizzano le critiche alle categorie sociali.

Demonizzano, non meno dei nazisti, coloro che sfuggono alla loro “egemonia”.

Scopiazzano i revisionisti come Togliatti, pur negando di esserne figlioli.

I falsi rivoluzionari odiano la bellezza negli altri e dicono di essere contro il narcisismo

Perché il loro narcisismo è camuffato dal loro compiacimento

Nel colore nero, assenza totale di luce

Lasciano pensare che la rivoluzione

Avviene di notte

Ed invece la loro confusione

È tra il complotto

E la rivoluzione

Non amano la bellezza

E travisano le cose

 

Generalizzando per esempio

Che gli artisti non son cambiati

Negli ultimi 100 anni (1863-1963)

fan buono quell’idealista di Proudhon,

smerdato dai fatti e da Marx stesso,

e diffondono l’ “Idea” anarchica come

fosse un Vangelo, e magari si camuffano

da comunisti, da collettivisti, da

gruppo sociale,

mentre di fatto, negando agli artisti rivoluzionari

la propria natura ed essenza,

si dimostrano solo ed esclusivamente

dei fascisti malriusciti

In Italia negli anni che han preceduto e seguito Pellizza da Volpedo,

son stati tali e tanti gli artisti che han ripreso antiche tradizioni del

narrare per immagini, del rappresentare stati effettivi della vita sociale,

da mettere in rilievo senza alcun dubbio che l’Arte esiste ed esistono

gli Artisti, i quali, se anche a volte vendon quadri ai potenti, non vendono

certo il culo né tantomeno camuffano il tradimento con le prebende.

Ben strani questi rivoluzionari che anziché unirsi, unire, e legarsi alle masse

Sfruttate, operano con quotidiana certosina idiozia per combattere l’Arte.

L’Arte sfugge, non è generalizzabile. Certo se la si guarda o legge solo su certe riviste, bé allora è

Un limite di Gimpel e di quelli come lui, un limite di cultura borghese.